mercoledì 22 maggio 2013

"La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino:una non-recensione, per ora.

Non so se Paolo Sorrentino abbia mai letto questa poesia, prima di raccontare, da non romano, "La grande bellezza", ma sono quasi sicura che Ivan Goll abbia visto il suo film, quando descrisse questa Roma, deambulante di notte e moribonda all'alba, da non romano.



Ivan Goll- Notti Romane

Mordiamo le pesche di Roma,
frutti biondi e sugosi,
beviamo alle sue mille fontane,
corriamo ai suoi misteri
di colle in colle.

Amici, leviamo i nostri corpi,
nuove colonne doriche, verso la rosea luna
al posto di quante si spezzarono
nei disertati giardini.

La vita continua sovrana
in questa terra cento volte morta,
i sepolcri imperiali
sono letti di muschio
per l'amoroso popolo.

Tra le rovine dei templi
nascono le rose,
nella polvere bruna
Minerva e Maria dolcemente s'abbracciano.

La pietra ha qui sofferto più degli uomini,
ma nella spalla mùtila d'un papa
una lucertolina ha fatto il nido
e i cardi sbigottisce.

Coronati di gelsomino estivo,
ebbri dei rossi autunni,
noi fuggitivi amici vinceremo
la tenebrosa ora
che gela le speranze.

Sotto le unghie di bronzo
degli eroici fantasmi
la luce del mattino esulta,
le campane dai sette colli
risvegliano i vivi.

mercoledì 24 aprile 2013

Wannabes made in sud: il prediciottesimo

Dalla venere ottentotta a Botero, dai deliri in odor di sudore acre di "Saranno Famosi" ai passi malfermi  di Ronette Pulaski sui binari del treno, da Jabba the Hutt alla discarica spacciata per "posto fantastico dove non ci va mai nessuno" di Franchino l'ascellone, da "La Casa dalle finestre che ridono" a "Jeepers Creepers", dagli evidenti richiami pasoliniani di "Accattone" e "Ragazzi di vita" a Mimì Metallurgico", il tutto a sua insaputa:ecco cos'è il "prediciottesimo", un pretenzioso video autocelebrativo dei 18 anni, e che tale resta, wannabe nelle intenzioni e nel comico involontario made in sud.

Questo neologismo agghiacciante dell'edonismo fai da te degli Amici Miei (sì, ma di Maria) è il contenitore di tutto, ma proprio tutto, l'horror vacui contemporaneo, tanto che il/la diciassettenne - mai così sfigato/a nei secoli, al punto da essersi guadagnato sul campo il meritato appellativo di bimbominkia - si sente chiamato ad una retrospettiva del suo passato (?) all'altissimo scopo di scimmiottare una realtà di successo che non gli appartiene, e che vorrebbe raggiungere a breve, spinto da una parentela correa ed ingenua patologica.

Questi tremebondi video si trovano su youtube, imbarazzando fino al midollo chi li guarda, ma non i loro protagonisti, felici di essere guardati ma non ammirati, perché questo, per la visione distorta dell'essere e dell'apparire, significa esistere.

Un genitore con un minimo di amor proprio, e anche un po' per il suo pargolo, dovrebbe spiegare alla sua sgraziata discendenza che posare come un modello, o una cantante, non fa di lui o lei una celebrità per forza, soprattutto quando la natura non è stata generosa in bellezza e/o talento:senza mai arrivare all'azione miserabile di sminuire il figlio, occorrerebbe spiegargli che è meritevole di celebrazione ciò che si è fatto nella vita, non il semplice dato di esistere o di desiderare e, quantomeno, evitargli di esporsi alla pubblica (ver)gogna. 

Ma rari sono i casi in cui la mela cade lontano dall'albero e di solito, per provare vergogna di qualcosa, occorre conoscere bene, nel proprio intimo, il meccanismo di questa parola. 

Se un genitore non prende le distanze da certi atteggiamenti che anzi incoraggia, non può il figlio minorenne emanciparsene con le sole sue forze, rarissimi casi a parte. E se le mie parole sembrano dure, è perché questa evoluzione dei filmini casalinghi dovrebbe mantenere almeno uno degli aspetti della sua tradizione violata, che li vuole casalinghi appunto, quindi privati, ad uso e consumo dell'orgoglio famigliare e non tristemente sbattuti in rete per il pubblico sollazzo. Soprattutto perché, questi "ricordi" - non tutti, alcuni sono solo brutti e di dubbio gusto, ma lì si fermano- vengono realizzati frullando il peggio dei video di Beyoncé e di Rihanna, che, pur patinati dal pesante ritocco in post, non sono altro che il riciclo perpetuo delle mosse, ormai frollate e rese ridicole dal passare degli anni, di quella che fu la liberazione sessuale cominciata con Madonna e che ora non ha più senso alcuno, se non quello del ridicolo alla Lady Gaga: difatti, il comune denominatore che lega i video delle star blasonate a quelli di aspiranti tali è la  completa assenza della seduzione, questa sconosciuta.

Perché più che alla seduzione, elemento innato che non si simula né s'impara, nell'interpretazione delle impacciate diciassettenni, che scimmiottano le scimmiottatrici professioniste dell'ombra di Madonna, l'ammiccamento forzato e continuo in ogni inquadratura rimanda piuttosto all'arte dell'adescamento, se non all'immaginario della prostituzione -minorile- da strada, col beneplacito dei genitori che ne hanno, qui vale la pena sottolinearlo, la patria potestà. Vero è che la cronaca, ancora attuale, ci racconta di minorenni sistemate a vita dai vecchioni, ma l'ostensione pubblica di questo malcostume famigliare ha ormai fatto ampiamente realizzare il sogno di Hitler, che voleva che l'Italia, nell'immaginario collettivo, diventasse il paese dei camerieri e delle prostitute, per vocazione i primi, per ambizione le seconde.

Ecco alcune immagini, tanto per farvi un'idea:


David Lynch "Twin Peaks"-Ronette Pulaski torna completamente rintronata
da una notte di sevizie, e rintronata resta
uno dei leitmotiv dei prediciottenni femminili: l'omaggio a Twin Peaks
anche in questo video, il più tranquillo di tutti, per pulizia dell'immagine
della ragazza, dai binari non si esce

ci si corica


o si rischia di perdere tacco e zampone in una botta sola


...





...




questa cosa non sfigurerebbe qua sotto...

...con Mimì
qui si moltiplicano
si sdoppiano e si sfanculano
qui invece si salutano per cortesia
qui una basta e avanza, povera danza (classica)
vestita come la Perla di Labuan, ha però risparmiato sul set designer ,e non
avrebbe sfigurato accanto a Franchino e...
...al suo sitar, stessa spiaggia, stesso mare
pasoliniano

decadenza alla Pupi Avati...
...tipo "La casa dalle finestre che ridono"

venerdì 12 aprile 2013

La verità, vi prego, su Fabio Volo.


Bravo Claudio Delicato Ciclofrenico, che ci hai resi finalmente edotti sulla partenogenesi di quell'untore di Fabio Volo, colui che è reo della diffusione del tacco 12 anche al supermercato, dell'amore rispolverato sull'ali rosee dei romanzi H.  e quello marrone delle scarpe  H., degli apericena a base di spritz, polifosfati e rutti sbuffati di traverso, dell'infelicità simulata perchè tira figa, della felicità simulata perchè attira il maschio, ma soprattutto dell'abbattimento di troppo alberi innocenti. Grazie per questa denuncia sociale, Claudio Delicato Ciclofrenico, adesso siamo meno soli nella lotta contro l'inciviltà. Ecco alcuni brani dell'illuminata ricerca:

"....Il 3 maggio del 1972 un gruppo di scienziati dell’istituto di ragioneria di Calcinate (BG) fu incaricato di sviluppare un essere senziente in grado di manipolare la mente degli Italiani trascinandoli verso un abisso di banalità e qualunquismo, in modo da arginare il diffondersi del pensiero critico e ragionato. Il progetto fu denominato Feticcio Androide per la Banalizzazione degli Italiani Onde Valorizzare Ogni Lesiva Ottusità e più brevemente indicato con l’acronimo F.A.B.I.O.V.O.L.O.
“Non fu facile,” prosegue il dottor G, “solo dopo più di un mese di lavoro indefesso giungemmo alla formula definitiva: per creare F.A.B.I.O.V.O.L.O. mettemmo in atto una fusione nucleare tra la quarta di copertina de Il profeta di Gibran, 25 centilitri di Aperol Soda e lo statino di uno studente di filosofia al terzo anno fuori corso. Il 23 giugno del ’72 F.A.B.I.O.V.O.L.O. vide finalmente la luce.”
Il dottor G, mostrandoci alcuni grafici su diapositive PowerPoint disegnate su template preimpostati, ci illustra le sue argomentazioni: “in poco più di vent’ anni la percentuale di studenti fuori corso in filosofia e scienze della comunicazione si è alzata di oltre centoventi punti mentre le facoltà di ingegneria, matematica e fisica hanno chiuso i battenti per via dell’impressionante calo di iscrizioni. Non abbiamo più tecnici, nessuno sa fare più niente: al giorno d’oggi sembra che l’unica cosa importante sia l’amore nella sua accezione più stereotipata e rivoltante..."
Il resto potete leggerlo qui

martedì 2 aprile 2013

"Il sandalo di Mina Harker", sposa di Dracula.



Nel romanzo di Bram Stoker "Dracula", Mina Harker è una tranquilla maestrina inglese, destinata a sposare un impiegato. Il suo fidanzato si reca in Transilvania dal conte Dracula, per una vendita immobiliare. Il conte vede una foto della fanciulla, la quale assomiglia come una goccia d'acqua alla sua defunta ed amatissima moglie, suicidatasi secoli prima credendo morto in battaglia il suo sposo. Dracula raggiunge così Londra per corteggiare Mina, la quale cade tra le sue braccia, in una danza di reminescenze-forse- di un amore passato indenne attraverso i secoli, di affascinazioni e illusioni fino alla catarsi finale nel sangue:lei sceglierà di liberare il suo amato dalla maledizione del "non-morto", trafiggendogli il cuore e tagliandogli la testa. Ho quindi realizzato il sandalo di Mina Harker con degli spicchi d'aglio, notoriamente inviso ai vampiri e agli oratori. Per tacchi ci sono due croci, simbolo del Cristo, della redenzione, della morte e della sua conseguente risurrezione, ma anche della lotta ai vampiri. Sarà infatti la sua ultima "sposa" a porre fine alla leggenda nera del conte Dracula.



In Bram Stoker’s Dracula, Mina Harker is a quiet English teacher that should marry an employee. Her fiancé goes to Transylvania to meet up with the Earl Dracula for a real estate’s sale. The Earl sees a photograph of the young lady which resembles exactly his beloved dead bride, that killed herself centuries before believing her husband dead in battle. So the Earl decides to move to London to court Mina, she falls into his arms, in a reminiscence’s dance of a love which passed unhurt through the centuries, perhaps with fascinations and disillusions to the final blood catharsis in which she chooses to set her lover free from the curse of “non-dead”, transfixing his hearth and cutting off the head. I’ve therefore realized her sandal with some garlic cloves, famously unpopular for vampires and speakers. The heels are two crucifixes, symbol of the Christ, of Redemption, of Death and his consequent Resurrection aside of the struggle against vampires. In fact, it will be his last “bride” to put the word end on the dark legend of Dracula

venerdì 29 marzo 2013

giovedì 28 marzo 2013

"Starker Auftritt! Experimentelles Schuhdesign- Stepping into the limelight! Grassi Museum for Applied Arts, Lipsia.



Inaugura oggi al pubblico la mostra "Stepping into the limelight!" al Museo Grassi nella bellissima città di Lipsia.




220 scarpe sperimentali, create dai designer di tutto il mondo, tra i quali cito Zaha HadidKobi LeviAlbu Mihai, Kei Kagami, Chau Har Lee, Aart van Bezooyen, JANTAMINIAU, Minna Parikka/Jani Leinonen, Birgit Jürgenssen, Paul Lespagnard, Asher Levine, Jeremy Scott/Adidas, Victor & Rolf, OLEK, Anastasia Radevich, Nicholas Kirkwood, Olaf Nicolai, René van den Berg, Iris van Herpen, Marloes ten Bhömer, FINSK, Winde Rienstra, TRIPPEN, Anna Korshun, UNITED NUDE, Masaya Kushino e Jan Jansen, saranno visibili da oggi fino al 29 settembre 2013 nella sezione "Arti Applicate" del Museo.

La mostra è curata da Sabine Epple insieme a Liza Snook, fondatrice del virtualshoemusem, la più importante collezione virtuale dell'avanguardia del design mondiale della calzatura. E' proprio dal sito olandese che provengono la maggior parte delle scarpe selezionate, tra cui anche tre delle mie creazioni in materiale riciclato del 2005, che presentai nel 2006 insieme all'Anci nella mostra milanese "Ella, signorina, ha due piedi" a SuperstudioPiù. 




La mia scarpa dedicata alla sposa di Dracula, Mina Harker e quella di Maria Antonietta riflessa sul vetro @Liza Snook

@Getty Images
" Cleopatra" - Barbara Zucchi

@Dianune-fotologie

"Maria Antonietta"- Barbara Zucchi

Ieri la festa d'inaugurazione è stata salutata dalla coreografica protesta di Peta, che personalmente trovo deliziosa. Ma perché questa ragazza è finita dentro una scatola di scarpe?Perché scagliarsi contro una mostra di calzature sperimentali, nella maggior parte create con materiali diversi da quelli animali?

La protesta di Peta contro l'evento del Grassi Museum.



 La colpevole della certa broncopolmonite che la ragazza nella scatola si sarà buscata, ha un nome e un cognome:è Iris Schieferstein, la famigerata creatrice delle scarpe della morte, come spesso viene etichettata in rete dagli animalisti.

La signora propone sculture composte da tagli di carne, per ora solo animale, poi assemblati in stile Frankenstein, mentre per le scarpe utilizza per esempio colombi imbalsamati come tomaia in aggetto e zoccoli di bovino/equino/caprino per suola, che regalano un aspetto luciferino alla calzata. Ma il suo lavoro, in sé, non rappresenterebbe una scabrosa novità dei nostri tempi: facile è il rimando alla creaturina di Eraserhead, che Lynch realizzò con la testa di un tacchino e il corpo di un pollo insieme, per non parlare del lavoro pittorico-organico che è il leit motiv del regista. 

Anche la ragazza nella scatola di Peta, ha un che di lynchiano, non sarà "wrapped in plastic" ma è "wrapped in paper"...Quindi ciò che davvero è novità, e anche un pelo fastidiosa, è l'accanimento mediatico di un'associazione che difende i diritti degli animali, nei confronti di una stravagante designer che, ne sono certa, si limita a far provviste di animali già defunti dal macellaio di fiducia, invece di rincorrerli con la motosega alla moda di "Faccia di Pelle". Anche se dalla foto qui sotto non si direbbe. Le proteste, quelle vere, andrebbero rivolte ai produttori di quel paese, le cui pelli sono ottenute da animali allevati e uccisi con crudeltà, per mano di chi sfrutta anche il lavoro minorile e concia il pellame con sostanze cancerogene, in fabbriche che impestano l'ambiente. 


Iris Frankenstein colta sul fatto durante l'orario di lavoro


"Freedom and Jealousy" di Iris Schieferstein  @virtualshoemuseum
"Vegas Girl"di Iris Schieferstein  @virtualshoemuseum
Ma polemiche a parte, la mostra è bellissima e curata in ogni dettaglio, anche i visitatori non fanno eccezione.
Ancora complimenti alle due meravigliose curatrici Liza & Sabine.

Fauna locale @Madlen Beier

@Getty Images

La scultura d'oro dello scultore olandese John Breed, con 45 gambe femminili e altrettante scarpe di design @Liza Snook

Vorrei segnalare la presenza di altri due italiani in mostra: il designer Roberto Fliri, ideatore delle geniali e celebri scarpette "Five Fingers":

Five Fingers di Roberto Fliri per Vibram @Grassi Museum

e la deliziose e profumate scarpine di chewing gum realizzate dall'artista romano Maurizio Savini:
"Chewing gum shoes" di Maurizio Savini @VirtualShoeMuseum

Non mi resta che suggerirvi di visitare questa  mostra, perché è un esempio tangibile di quella cosa che  troppo spesso è nominata invano, che tutti cercano, che pochissimi trovano e che si chiama creatività. Avete tempo fino a settembre.

"Blue-graduation shoe" di Joyce Verhagen @Madlen Beier

Scultura di stoffa di Yukiko Terada-Otto @Liza Snook


Allestimento in corso, "Circle Shoes" di Peter Popps @Liza Snook
"Bat Shoes" di Eelko Moorer @Liza Snook
Prova catalogo @Grassi 



"Like a Virgin" di Omar Angel Perez @Madlen Beier

domenica 24 febbraio 2013

Nessun uomo è un'isola.


Tralasciando per un attimo che l'abbia scritto Adolf Hitler nel suo "Mein Kampf", ogni volta che si avvicinano le elezioni rileggo questo attacco, e ogni volta mi sembra scritto oggi. E, sinistramente, oggi ricorrono 93 anni esatti. Poiché la storia è ciclica e popolo e populisti sono amanti che si scornano da lunga data, domani, prima di entrare in quel posto, ricordati che" Nessun uomo è un'isola, compiuto in sé stesso...perciò non chiedere mai per chi suona la campana:essa suona per te." E questo era John Donne. 
"Il 24 febbraio 1920 ebbe luogo la prima grande manifestazione pubblica del nostro giovane movimento. Nel salone della Birreria reale, a Monaco, le venticinque tesi del programma del nuovo partito furono esposte ad una moltitudine di quasi duemila persone, e ciascun punto fu approvato fra grida di consenso e di giubilo.
Con ciò furono poste le direttive e i principi fondamentali di una lotta mirante a farla finita con la sozzura vera e propria di concezioni e opinioni decrepite e con tutti gli scopi poco chiari, anzi dannosi. Una nuova forza doveva scagliarsi contro il pigro e codardo mondo borghese, contro la marcia trionfale della ondata marxista, per rimettere in equilibrio, all'ultima ora, il carro del Destino.
Com'era naturale, il nuovo movimento poteva solo sperare di acquistare l'importanza e la forza necessaria a questa gigantesca lotta, se fin dal primo giorno fosse riuscito a destare nel cuore dei suoi partigiani la sacra certezza che esso non dava alla vita
politica una nuova parola d'ordine elettorale ma le presentava una nuova concezione del mondo, fondata su principi eterni, e di suprema importanza.
Si pensi, di quali pietosi elementi siano composti, in generale, i cosiddetti «programmi di partito», e come di tempo in tempo vengano spolverati e rimessi alla moda! E' necessario porre sotto la lente d'ingrandimento i motivi essenziali delle «commissioni per il programma» dei partiti, soprattutto borghesi, per bene intendere il valore di questi aborti programmatici.
Una sola preoccupazione spinge a costruire  programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell'esito delle prossime elezioni. Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l'amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologi del partito, i cosiddetti «esperti» e «competenti», per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere. E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una  «commissione», spiano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto d'impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desideri. Di regola, in quei casi diventano maturi per l'indagine anche «i soliti paroloni» della pericolosa opposizione e non di rado, con grande meraviglia di  coloro che per primi li inventarono e li diffusero, quei paroloni entrano a far parte del tesoro scientifico dei vecchi partiti, come se ciò fosse la cosa più naturale del mondo. Le commissioni si adunano e «rivedono» il vecchio programma e ne foggiano uno nuovo. E nel far ciò, quei signori cambiano le loro convinzioni come il soldato al campo cambia la camicia, cioè quando quella vecchia è piena di pidocchi. Nel nuovo programma, è dato a ciascuno il suo. Al contadino è data la protezione dell'agricoltura, all'industriale quella dei suoi prodotti; il consumatore ottiene la difesa dei suoi acquisti, agli insegnanti vengono aumentati gli stipendi, ai funzionari le pensioni. Lo Stato provvedere generosamente alle vedove e agli orfani, il commercio sarà favorito,le tariffe dei trasporti saranno ribassate, e le imposte, se non verranno abolite, saranno però ridotte.
Talvolta avviene che un ceto di cittadini sia dimenticato o che non si faccia luogo ad una diffusa esigenza popolare. Allora si inserisce in gran fretta nel programma ciò che ancora vi trova posto, fin quando si possa con buona coscienza sperare di avere calmato l'esercito dei piccoli borghesi e delle rispettive mogli, e di vederlo soddisfatto. Così, bene armati e confidando nel buon Dio e nella incrollabile stupidità degli elettori, si può iniziare la lotta per la «riforma» (come si suol dire) dello Stato.
Quando poi il giorno delle elezioni è passato e i parlamentari del quinquennio hanno tenuto il loro ultimo comizio, per passare dall'addomesticamento della plebe all'adempimento dei loro più alti e più piacevoli compiti, la commissione per il programma si scioglie. E la lotta per il nuovo stato di cose riprende le forme della lotta per il pane quotidiano: presso i deputati, questo si chiama «indennità parlamentare».
Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all'anticamera dove è esposto l'elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione,  inscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo.
Dopo quattro anni, o nelle settimane critiche in cui si fa sempre più vicino lo scioglimento della Camera, una spinta irresistibile invade questi signori. Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo. Di nuovo parlano agli elettori, raccontano dell'enorme lavoro compiuto e della perfida ostinazione degli altri; ma la massa ignorante, talvolta invece di applaudire li copre di parole grossolane, getta loro in faccia grida d'odio. Se l'ingratitudine del popolo raggiunge un certo grado, c'è un solo rimedio: bisogna rimettere a nuovo lo splendore del partito, migliorare il programma; la commissione, rinnovata, ritorna in vita e l'imbroglio ricomincia.
Data la granitica stupidità della nostra umanità, non c'è da meravigliarsi dell'esito. Guidato dalla sua stampa e abbagliato dal nuovo adescante programma, l'armento «proletario» e quello «borghese» ritornano alla stalla comune ed eleggono i loro vecchi ingannatori. Con ciò, l'uomo del popolo, il candidato dei ceti produttivi si trasforma un'altra volta nel bruco parlamentare e di nuovo si nutre delle foglie dell'albero statale per mutarsi, dopo altri quattro anni, nella variopinta farfalla."

mercoledì 19 settembre 2012

"Fiat Lux!"







Rifatta la statua di Zio Fester a Termini. Sostituita la lampadina, già fulminata dalle bestemmie di detrattori invidiosi, alla presenza dei parenti e del sindaco.